Polvere di stelle

IMG_3616Il magico viaggio lungo il Vallone di Sea inizia con un’esoterica scritta su un masso: “Gli iniziandi di Sea” e una freccia dal colore cremisi indica di lasciare il sentiero e scendere. Un breve monotiro, oggi provvisto di spit lucenti, permette di entrare in questo mondo con il proprio ruolo. Ho lasciato le mie armi a casa: imbrago, corda e rinvii. Devo tornare.

Una volta iniziati, si ritorna sul facile sentiero e una tavola di legno sulla mia destra annuncia: “Le pareti di granito sembrano create dal lavoro di un gigante. Specchi che hanno resistito al tremendo urto del drago. Le spade di luce nel pomeriggio si abbassano sul nero granito mettendo in evidenza il suo vero volto di fuoco” (Gian Carlo Grassi, Sogno di Sea, 1988).

Si aprono le porte di Sea…

Non so se la sensazione di meraviglia sia dettata dalla suggestione delle ultime letture o, più semplicemente, è la bellezza selvaggia di questa Natura a scuotere prepotente il sangue! Alla mia destra, una palina di legno indica un gigantesco masso, oltre il guado: Nosferatu. Alzo lo sguardo e risalendo quella porzione di mondo, intravedo poco sopra una specie di malconcia torre, che mi ricorda nell’immediato il cappello di una strega, quei coni rovesciati di velluto nero, con la punta cadente su un lato. Curioso… Ho poi scoperto il suo nome: l’Ago di Cleopatra.

Poco oltre, un’enorme specchio proietta la sua anima scura e inquietante. La neve, sciogliendosi, disegna striature ancora più nere lungo le sue fessure. E allora immagino quell’enorme drago che, vedendo riflessa la sua immagine su quella parete, convinto di avere un rivale, inizia a sputare le sue fiamme…. Lo Specchio di Iside, dea egiziana legata al culto della maternità e della fertilità (l’acqua nella valle è un elemento che si fa sentire, col suo torrente e le sue cascate), è anche dea della magia e dell’oltretomba. Fu lei a riportare in vita il fratello Osiride, dopo averne ricomposto le parti. Il suo trono si erge subito dopo. Mi chiedo se nel pomeriggio, una volta raggiunta dal sole, quella parete possa essere meno austera. Sopra lo Specchio, di vedetta, una porzione piramidale: la Parete dei Titani. Il mito amplifica la severità di questo ambiente e dona ad esso una regalità immortale. Penso allora alle parole di Gian Piero Motti, scritte in uno dei suoi articoli: “Ed è per questo che mi sono preso l’arbitrio di usare tanto mito nel battezzare le pareti rocciose: lo si voglia o no, è nel mito che possiamo trovare il senso del nostro esistere e la risposta ai grandi perché della vita.” (1983)

E’ così piacevole camminare lungo questo sentiero, attraversato ogni tanto da un sottile corso d’acqua cristallina. E’ così limpida da poter cancellare ogni brutto pensiero. Una cordata affronta la Torre di Gandalf. La vista di due “comuni mortali” intenti nell’impresa distrae le mie fantasie. Li guardo con invidia genuina. Una cascata brilla illuminata dal sole e si tuffa nel vuoto. Al suo fianco, un camoscio sorveglia la sua pace e ci osserva… Mi aspettavo uscisse il Signore degli Elfi da quell’antro buio, dietro la cascata, per affiancarsi al suo fedele servitore.

Il sentiero si apre in un pianoro. Siamo arrivati. Il luogo mi è già familiare anche se non ci sono mai stata. Leggere sortisce questo effetto. Ad un primo sguardo, sembra il luogo di uno scontro. Forse millenni fa ci fu una battaglia tra giganti che staccarono pieni d’ira blocchi di granito dalla montagna per scagliarli l’uno contro l’altro. O forse l’atmosfera ha rallentato la corsa disperata di una stella, che qui ha lasciato la sua polvere… Seduta su un masso, scaldata dal sole, mi guardo intorno felice. Infilo le scarpette e provo un blocco. Il mio primo blocco. Senza corda, solo mente e cuore. La roccia è magnifica. Io un po meno… ma riesco a sentirla, il suo calore è invitante, piccoli grani di quarzo aiutano le mie dita a raggiungo la “meta”. “E’ bellissimo!”, grida la mia libertà. Devo tornare.

Sosta di rito all’hotel Savoia. Ci sediamo fuori a goderci il sole. Il Piccolo Mostro corre verso il giardino e io dietro di lei. Nella stessa direzione, vedo arrivare il custode silenzioso di Sea e della sua storia. Accanto a lui la sua regina. Il suo incedere sicuro e gentile verso di noi sembra voler dire: “Mi hanno avvertito del vostro arrivo”. Chi? O che cosa? Ancora stordita dalle mie emozioni, ho pensato ad un’altra magia. Ho sorriso e mi sono avvicinata per salutarlo…

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