Il giardino segreto

Me & Luna

Me & Luna

E’ il luogo in cui mi rifugio. Sola. Coltivo sogni e fantasie i cui frutti succosi regalano quell’energia vitale e necessaria che si chiama “piacere”.

L’edera, di un verde brillante, cammina lenta ricoprendo un muro di pietra. Il mio recinto pagano. Ieri sera sono tornata. I lunghi rami di un grande salice piangente che vive all’interno delle mura, proteggono l’ingresso. Devo chinarmi leggermente per spingere quella porta malconcia senza serratura ed entrare…

Ritrovo il salice rigoglioso e di fronte, il suo gemello, dioscuri del mio giardino. Apro le loro fitte chiome come la tenda di un sipario e le richiudo alle mie spalle. Scalza, sento il fresco tappeto verde su cui si distendono rilassate le mie piante. Il profumo di ogni fiore è un ricordo…

Il toast caldo è un richiamo all’Inghilterra e alla mia infanzia dai nonni londinesi. Ovunque sia, quel profumo di pane quasi bruciacchiato mi ricorda la colazione con baicon, uova strapazzate e té con latte. Dalla finestra piccola e quadrata sopra il lavello della cucina si vede un angolo di giardino. Uno scoiattolo passava di là tutte le mattine. Una volpe passava di là tutte le sere. Dai miei nonni e da mia madre ho imparato ad amare gli animali.

La margherita è il fiore della mia infanzia. E’ il fiore della semplicità e della giovinezza spensierata. E’ un fiore di campo. Era uno dei nomi che avrei voluto dare a mia figlia, ma il testo “A Room of One’s Own” ha preso il sopravvento. Il profumo, quello di mia figlia, è il più buono al mondo! La prima volta l’ho sentito mischiato al mio, l’istante dopo averla vista per la prima volta. Da allora il nostro legame è indissolubile.

La rosa rossa è la Passione. Se penso a rosa, non so perché, penso al velluto. La mia prima rosa rossa è pressata tra le pagine di un vocabolario italiano-inglese alla voce “bastardo”. All’ennesima rosa rossa e al secondo amore della mia vita, ho iniziato ad esternare i miei gusti con frasi del tipo “che magnifico campo di girasoli!” oppure “io adoro Van Gogh” o “i girasoli mi ricordano l’estate…”. Ho iniziato a ricevere girasoli e sono diventati il mio fiore preferito. Dopo otto mesi di convivenza, all’esclamazione “potresti occuparti più della casa, invece di essere sempre sopra i libri” ho fatto fagotto e me ne sono andata. Quando lui si è sposato, gli ho fatto recapitare un mazzo di splendidi girasoli. Io, con i miei libri, mi sono laureata.

Il terzo grande amore lo ricordo molto bene. E’ il profumo della libertà, dell’aria intrisa di salsedine e lo speziato dei viaggi. Mi regalò un paio d’ali e mi insegnò a volare. Dopo sette anni, con quelle stesse ali, volai via da lui, lasciando nell’aria l’odore acre del dolore.

Camminando nel mio giardino, sento il sottobosco, l’inconfondibile umido dei funghi. Sento quel sapore “ruggine” della pietra, il suo calore e i suoi brividi…Due mezze corde, una verde e una blu, che il mio Alpinista Azzurro, con un gesto quasi incondizionato, annusa, prima di rimettere nell’armadio. Poche ore prima, quel guerriero stanco era seduto su una roccia a picco nel vuoto e come un’aquila, guardava lontano, completamente assorbito dal suo mondo.

Mi siedo ai piedi di un grosso castagno e appoggio la schiena al suo tronco ruvido. Oggi fa caldo. Chiudo gli occhi e sento un profumo fresco, vivace, sa di buono e arriva dritto alla pancia… Quel fiore, a cui devo ancora dare un nome, sta crescendo nel mio giardino.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *