Notturna al Selleries

2015-01-24-selleries_00Anche quest’anno puntuali all’appuntamento della camminata notturna al rifugio Selleries. Peccato che per il secondo anno di fila al posto del rumore degli scarponcini sulla neve croccante di un sentiero battuto, si sentano tonfi sul ghiaccio.

Mi piace camminare in montagna con la luna piena. Mi piace sentire la presenza austera dei larici nel bosco, anime scure che si alzano come sacerdoti di un tempio chiamato Natura la cui unica preghiera è il silenzio. Mi invitano a stare zitta.

La Luna toglie il fiato e mi accorgo che il rumore della notte è solo dentro di noi. Tzunami inutili di pensieri, vortici nello stomaco, ruggiti del cuore. Un nauseante frullato emotivo da far girare la testa. Mi piace camminare in montagna perché tutto questo scivola alle mie spalle. Passo dopo passo, resta solo ciò che conta. La montagna calma l’inquietudine e rifà la mente sfatta con una coperta di stelle.

Massimo, il rifugista, ci regala una parola gentile prima di congedarsi. Stasera deve scendere. Penso alla sua scelta di vita piuttosto estrema e fuori dall’ordinario. Penso al suo mestiere, riuscito. Quando entri al Selleries, oltre ai profumi che escono dalla cucina, respiri l’ospitalità di un amico che ti invita a cena. Non si può andar via senza assaggiare i suoi liquori: genepì, archebuse, serpul (timo selvatico), il mio preferito!

E’ tardi e dobbiamo scendere. Mentre mi alzo, una parte di me resta seduta al tavolo e mi saluta.

Chi ha i ramponcini se li infila. Non perché ci sia più ghiaccio di prima, ma perché la panza piena ci ha spostato il baricentro… Abbraccio mia cugina Cristina, che da qualche tempo condivide la mia folgorante passione (e i miei stessi guai!). Penso a quanto le voglio bene e quanto un abbraccio possa renderti più forte.

Ammiro ancora la Luna mentre chiacchiero con chi mi son persa all’andata. Salgo in macchina e Luna, il mio cane, mi getta un ultimo sguardo prima di coricarsi fino a casa. Sfioro le strade di una città che per la seconda volta mi ha cambiato la vita e, come una bambina, mando un bacio verso una direzione conosciuta.

Ci sono stanze dell’anima che resteranno sempre vuote, finestre spalancate da cui passerà soltanto il vento gelido dell’assenza.

 

 

 

 

 

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