La vita si at-traversa

  In Scio Bolesomme – traverso di Noli (capo Noli, SV).
  Esposizione: Sud
  Difficoltà: 6a
  Lunghezza: 400 mt

Dopo un lungo inverno, weekend di pioggia e umido nelle ossa, la prima immagine che mi passa per la mente quando l’azzurro squarcia il cielo ad Aprile è una spiaggia e strati di pelle al sole. Finale Ligure è la mia meta preferita: i piedi affondano nella sabbia e le mani nella magnesite. A Finale c’è il mare, ma ci sono anche magnifiche falesie di calcare.

Previsioni per il weekend come da copione: orrende! Fragato: prendiamo ferie un paio di giorni prima. Arriviamo al campeggio del Mulino di Finalpia giovedì sera, dove l’ospitalità è di casa. Siamo gli unici italiani. Tanti biker e qualche climber. Sembra che i tedeschi in campeggio abbiano in dotazione il California. Sogno quel furgone da una vita… Noi intanto piazziamo la nostra tendina Decathlon da 22 euro su un bel piazzale con vista mare. Telefono al Bastian Contrario, il posto migliore dove mangiare in zona. C’è posto. La cena è stata così goduriosa che prenotiamo anche per la sera successiva.

Venerdì mattina la luce che filtra nella tenda ci sveglia col sorriso: giornata spettacolo! Il traverso di Noli ci aspetta.
Sono scesa in doppia alla sosta del primo tiro con l’entusiasmo di sempre, convinta avremmo fatto tutti i 400 metri alternati. E invece no. Per me è al limite e la mia avversione per il traverso non ha fatto che aumentare. A poco più di metà via chiedo pietà, sono stanca e stufa e da seconda di cordata mi rompo davvero le scatole. Credo che un altro uomo mi avrebbe gettata in mare. Invece Robi si fa mettere in sicura e sale verso la strada ad una decina di metri sopra la nostra testa. Torneremo un’altra volta. Forse. Magari partirò dalla fine per scalare solo i tiri persi. 🙂

L’ambiente è unico. Si scala a pochi metri dal livello di un mare che oggi è verde smeraldo. Mentre sono in sosta, pochi metri sotto un paio di sub sbuffano dal boccaglio. Questa non m’era ancora capitata! 🙂 E poi gabbiani e una coppia di cormorani che sembrano aspettare il nostro passaggio. Nell’unico tiro da prima che faccio mi trovo a dover sfiorare il loro nido. Me ne accorgo perché c’è un bellissimo pulcino. Chiedo scusa per il disturbo e me ne vado in fretta.

Finalmente i piedi affondano nella sabbia e i miei strati di pelle sono al sole. Non resisto e azzardo un “pucio” in mare. Freddina… ma le mie dita ringraziano, incastrate nelle Miura per ore. Birra e patatine: cin cin!

Penso a quanto amo questo posto, ai miei ricordi e a come, a volte, la vita ritorna. Un po’ come nell’arrampicata, non si può pensare di superare subito un passaggio difficile. Se ci credi, ci ritorni e riprovi. Se ci credi, non molli. Quella piccola presa che prima ti era sfuggita e il tiro sembrava insormontabile, una volta vista e capita ti farà esultare. E’ la leggerezza del “dopo” ti farà continuare.

Info sul traverso:

Scuola Guido della Torre (relazione dettagliata)

Gulliver 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *