Torre Falconera Via Michelin-Rossetto

torre-falconera

Attacco della via

Via Michelin-Rossetto
Dove: Torre Falconera, Castel del Bosco, Roure (TO)
Esposizione: Nord-Est
Difficoltà:  TD- (5c) utili nut e friend se il 6a è il tuo limite
Lunghezza: 260 mt
Avvicinamento: 250 mt di bosco e rocce accanto alla parete
Discesa: doppia di 25 mt + canalone ripido-detritico e sentiero

Ci sono attimi in cui provo un senso di profonda gratitudine verso la montagna su cui sto posando le mie scarpette. Oggi è capitato. Ero sullo spigolo della torre, alla penultima lunghezza. Ho chiesto al mio socio di mettermi in sicurezza e mi sono fermata. Volevo gustarmi la sensazione di “stare bene”, quando la mente è libera e il cuore leggero come l’aria che accarezzava le mie guance. Un falco può far questo tutti i giorni, ho pensato.

La montagna per me non è un semplice svago. E’ liberazione.

Nello zaino ci entra davvero di tutto. Se cambia il tempo in montagna,per esempio, è un vero problema. Parti con la magliettina e finisci con pile, cappello e antivento. Una fettuccia per ogni colore dell’arcobaleno, che non si sa mai. Acqua, indispensabile soprattutto in questi mesi più caldi. La paura disidrata che è una meraviglia!! 🙂 Placchetta, secchiello (placchetta, non paletta). I panini formato mini di Dave per non occupare troppo spazio sono un salvavita. Nut e friend. Ehi ma non dobbiamo fare la fessura della disperazione!! Non si sa mai… meglio averli e non usarli che sentirne disperatamente la mancanza.

– I rinvii li porti tu?

– Sì, ok.

– Beh, magari i tuoi 14 (!!!!) non bastano per tiri max di 35 mt, senza contare che Michelin sul facile (per lui) ti manda al creatore. Ne porto qualcuno dei miei, tra cui il “fortunato” che mi hai regalato. Io e Dave siamo scaramantici in parete. 🙂

L’attrezzatura pesa meno dei giorni della settimana. Lo zaino è carico anche di questo. Quando ho dei problemi, non scappo. Mi rifugio un momento, mi svuoto, mi ricarico e ritorno pensando che non è poi tutto così sbagliato. Soprattutto non lo sono io. Se qualcosa non va, la porto con me, per lasciarla alla base della parete, prima di infilare l’imbrago. Al mio ritorno lo zaino è molto più leggero.

E’ incredibile come tornando ci si chiede sempre quanta strada abbiamo percorso all’andata senza accorgercene. Non sembrava così lungo l’avvicinamento e non sono solo le gambe stanche a non avercene più. All’andata ci sono ancora gli strascichi della città, i racconti della settimana appena passata, il cellulare che funziona, l’ansia e l’incertezza di aver scelto l’avventura giusta, l’entusiasmo e l’energia della colazione nel bar della zona con le brioche e il caffè più buoni. Al ritorno, invece, si scivola fluidi sul sentiero, qualche commento ancora sulla via ma si parla di meno, vuoi per la stanchezza vuoi perché ognuno si gode il momento, con i proprio pensieri e il proprio sorriso di soddisfazione. La Trattoria dei Cacciatori sta proprio di fronte al vicolo dove si lascia la macchina. Qui, anche il pane è più buono!

Via di soddisfazione. E’ già più alpinismo che falesia. All’attacco della via non si arriva tallonando lo specchietto della macchina, ecco.

Si trovano ottime relazioni della via sul web:

– gulliver (anche se di tiri io ne ho contati 9. Gli ultimi due brevissimi e forse concatenabili)

– dal sito di Michelin si può scaricare la relazione della via (secondo lui). Come per le ricette in cucina, aggiungi sempre un pizzico di sale, cioè mezzo grado. Ci sono altri interessanti spunti in questo documento.

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