Spigolo Rivero

Via Rivero (Sperone Rivero, Rocca Sbarua – Frossasco, TO).
Esposizione: Sud
Difficoltà: 5c (5b obbl.)
Numero tiri: 6

Mi chiamo Luisa. Ho 36 anni e sono una climbing-addicted. Questa settimana sono pure scesa a patti con mia madre per poter scalare oggi. Ho mantenuto la promessa tornando a casa venerdì sera alle 19.30 con le foto del Piccolo Mostro che mi chiedeva da un mese! Con lo sguardo-supplica di un’adolescente alla richiesta di poter uscire la sera, aspetto la sua risposta:”Va bene. Ti tengo la bambina.” Ancora una volta penso che la pazienza e l’amore di mia madre siano infiniti come la mia inquietudine.

A proposito di tolleranza e gentilezza… Bè, grazie ragazzi! Io e Robi siamo riusciti a battere il record del ritardo: un’ora!! Ho soprannominato Robi il Bianconiglio. Appena varco la soglia del bagno inizia ad agitarsi: “E’ tardi! E’ tardi! E’ tardi! E’ tardi!” e a inveire contro la mia calma tibetana della mattina. La colazione da Galup è saltata ma per fortuna gli amici sono rimasti… un po’ più su, davanti alla chiesa di Talucco, appoggiati al cofano del Doblò di Sergio prendono il sole o pregano per noi che, abbandonate le vesti da genitori sul pavimento nascosto dai giocattoli, come due ladri afferriamo dallo sgabuzzino una mezza corda per scappare fuori dal mondo qualche ora.

L1: Spigolo (4). Il primo tiro lo saltiamo. In realtà, spavaldi, abbiamo attaccato “Bon Ton” per capire poi che forse era un po’ tardi e quel 6a+ a fine via ci avrebbe scatenato le ire della nonna. Robi traversa un po’ a sinistra, tagliando sull’ “Innominato”, per attaccare poi una fessura. Non so dove siamo esattamente… Qui Sergio l’Africano esprime al massimo il suo spirito di adattamento. Lui non ha paura di niente e non si dà mai per vinto. Non riuscendo a superare il tratto di fessura, al limite massimo della “ghisata” di braccia, si ferma un attimo, “Tranquilli! Nessuno problema!” e tira fuori un oggetto dalla tasca. Io e Davide smettiamo di ridere come due pagliacci e in poche mosse vediamo Sergio abbattere la difficoltà. Sarà per caso un ammennicolo proveniente dai magici deserti che ha visitato? Una mini-jumar? Scopriamo poi essere un Duck, un bloccante, strumento di sicurezza per eventuale risalita su corde. Davide sfrutta la memoria del passaggio e sale su un tronco secco. Io sono troppo bassa per quello e mi aggiusto diversamente.

L2: Tocca a me finalmente! (5+) Da seconda di cordata non mi concentro abbastanza e mi demoralizzo facilmente, quindi fate i cavalieri. Parto da prima infilandomi dentro il diedro e salendo poi una fessura. A Robi è bastato infilare la mano, a me la mano scivola via…Ci ho messo un po’ a decidermi che potevo farcela. Intanto Davide prende freddo… calma… “Lu, son qua. Non avere fretta!” Già e ti lascio assiderare in falesia… Indietro non ci torno. Ce la faccio. Urlettino e via. Passata! Se Davide tornerà a scalare con me dopo questa giornata, posso ritenermi sua amica.

L3: Robi capo-gita sale con Sergio e poi parte Davide su un diedro con traverso a sinistra (4).

L4: Parto io, un po’ più a sinistra, verso il diedro (5). La difficoltà inganna e in Sbarua, come sempre, non è da sottovalutare. Hai tutto per mani e piedi ma gli spit sono veramente lontani uno dall’altro. D’altronde è una classica e come tale di impostazione alpinistica: vietato cadere. Sfrutto un chiodo arrugginito. Traverso ancora un po’ a sinistra e arrivo in sosta.

L5: Io e Davide continuiamo ad alternarci e lui finisce con una bella placca e fessure (5). Siamo un po’ lenti forse ma ci compensiamo. I tiri che a me non piacciono a lui esaltano e viceversa. Il mio Alpinista Azzurro mi osserva da lassù.

L6: Chiudo la via (3) e inizio a sentire qualche goccia. Il tempo ci ha graziati almeno per la salita. Discesa in doppie sul bagnato. Fradici ci fermiamo umidicci al rifugio Melano per un brindisi. Anche Davide cede ad un bicchiere di vino rosso. Visto che ci è saltata la “foto di vetta”, ecco qui la foto dei tre cavalieri. E’ davvero tardi. Una promessa di nuovo mancata. Se mai un giorno aprirò una via, la dedicherò a mia madre.

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