Nonno Dino

07_nonno_dino_finaleRocca di Perti (Finale Ligure, SV).
Esposizione: Nord
Difficoltà: 6a
Numero tiri: 4

“Wind in my hair, I feel part of everywhere…” (Guaranteed, Eddie Vedder)

Ci casco sempre: cena con amici al sabato sera e sveglia presto la domenica mattina per andare a scalare. Pessimo abbinamento. Soprattutto quando con gli amici ci si diverte e tra una risata e l’altra si stappa una bottiglia, che a casa nostra non è mai Chinotto.

“Luuuuuu, devi solo prenderti le scarpetteeee….” sentivo in lontananza la voce del mio socio ancora non alterata dalla mia lentezza, mentre il mio corpo restava cementato al letto. Mentre rispondevo mugugnando, contavo in un’apparizione di Yoda che mi sussurrasse “La forza sia con te!”. Ripiego su una tazza di nero “english breakfast”. Il té possiede antiche proprietà salvifiche: aggiusta sempre tutto.

La passione che ho per la montagna e per la scalata in particolare, ahimè, ruba l’intera giornata a tutto quello che mi sta intorno, famiglia e amici compresi. Non posso farne a meno. Quando sono lassù, sono la Luisa che vorrei: libera di “essere”. Adoro quel sentimento di forza d’animo e coraggio che provo quando riesco a superare un passaggio difficile perché ho controllato la mia paura e ho saputo dare fiducia a me stessa. Adoro quella sensazione di pienezza di spirito quando arrivo in sosta, da prima di cordata e, sistemato un moschettone con il barcaiolo, mi guardo intorno mentre recupero le corde. La natura sembra darmi una pacca sulla spalla: “Ehi Lu, hai visto?”. Se l’uomo ogni tanto si fermasse alzando gli occhi dal proprio ombelico, saprebbe assaporare attimi di infinito.

Spero di portare mia figlia quassù, un giorno. Non servirebbero tante parole per raccontarle chi sono. Spero che viva le sue passioni e coltivi i suoi sogni. Troppo tardi ho capito che la libertà richiede disciplina. Spero che nella vita impari a scegliere con la sua testa, ma soprattutto col cuore. Spero che non dimentichi mai di essere se stessa, con la giusta dose di leggerezza per mettersi in discussione e una profonda sensibilità per rispettare il prossimo. Spero che sia felice…

I TIRO: Chi parte? La sorte del primo tiro potrebbe influenzare l’andamento di tutta la giornata. La via si apre con una fessura e un tetto (5c). Quando tocca a me, sento degli uccellini dentro la fessura che, appena mi avvicino, smettono di cinguettare. La stanchezza visionaria mi fa immaginare l’arrivo della madre di questi pulcini, un corvaccio nero e arrabbiato, che inizia a beccarmi le orecchie convinta che voglia fare uno spuntino con i suoi piccoli. Scivolo e resto appesa. Sono stanca.

II TIRO:Secondo 5c. Se non provo a salire da prima, finirò col deprimermi. Possibile che a Finale si prendano sempre bastonate sui gradi?!? La roccia è davvero bella qui e poco saponata rispetto al settore Settentrionale (dove c’è Simonetta, per intenderci). Mi fermo su una piccola pancia. E’ ben manigliata. In palestra afferri prese ben più dure, avanti!! Respiro, mi alzo e supero il passaggio. Tecnica, testa e cuore. Sono qua per divertirmi. La vista da quassù è magnifica!

III TIRO: parte facile e poi traverso delicatino in placca (6a): niente per i piedi. In sosta appesi come salami da stagionare.

IV e ultimo TIRO: Senti, ci provo. Male che vada scendo. E’ presto. I fix son vicini e la relazione dice che è azzerabile. Credevo fosse un 6a da azzerare. In realtà c’è un passaggio gradato 6b-c che diventa 6a se lo azzeri. Ops… Piccolo traverso facile a sinistra e poi un paio di buchi su placca lissssssssa. Quando penso che il peggio sia passato… ho ancora placca e diedro con ribaltamento su spigolo aereo. Arrivo in sosta. Non ci credo! Certo, grande lezione di A0, ma me la sono cavata. Discesa spensierata sul sentiero.

“Certo che non hai proprio paura del vuoto!”
“Sto cercando di diventare sua amica…”

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *