Mangia, bevi e arrampica (nell’ordine inverso). La falesia del Visch

Soci di cordata

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Via dei Jaluc (Parete del Visch, Rocceria – Villar Perosa, TO)
Esposizione: Sud-Ovest
Difficoltà: 6a (5b obblig.)
Numero tiri: 4 (90 mt)

“Per quanto fossi incerta mentre avanzavo, sentivo che era giusto, come se lo sforzo in sé significasse qualcosa. Forse che stando in mezzo alla natura incontaminata anch’io potevo essere incontaminata, indipendentemente da ciò che avevo perduto o mi era stato strappato, indipendentemente dalle cose riprovevoli che avevo fatto agli altri o a me stessa […]. Nonostante tutto il mio scetticismo, c’era una cosa in cui nutrivo una fede incontrollabile: la natura selvaggia possedeva una trasparenza che includeva anche me. ” (“Wild”, C. Strayed)

E’ un sentimento profondo verso l’insieme di elementi naturali racchiuso nella parola “montagna” che mi spinge ogni settimana a cercare una meta da raggiungere, che non necessariamente deve essere una “vetta” nella sua accezione più stretta. Scalare in falesia e arrivare a concludere una via, sosta dopo sosta, è un’esperienza di un viaggio fisico e spirituale altrettanto emozionante come arrivare in cima al Monviso.

Oggi ho scelto gli amici, il divertimento e il relax, quindi niente cresta est del Viso ma arrampicata e grigliata. La falesia del Visch si presta ad entrambe. Una bella parete alta circa 100 mt nel Vallone della Gleisassa a Grandubbione. Il rio Gleisassa che scorre con i suoi tumpi, vasche d’acqua in cui vien voglia di tuffarsi in una calda giornata estiva, non disturba la quiete. Sembra incredibile frequentare oggi un luogo così pacifico con le sue atmosfere fiabesche e pensare che nel XIV secolo l’Inquisizione perseguitò anche qui i valdesi attestando in alcuni verbali dell’epoca la messa al rogo di una certa Alamanda di Dubbione nel 1335!

Le vie relazionate sono poco più di una decina, un paio sono state aperte da poco, ma vale la pena farci un giro. Si cammina circa 20 minuti su un sentiero ben segnato (dal parcheggio di fronte all’ “Hosteria 7 ponti”) per arrivare in un’area attrezzata a grigliate in maniera molto spartana ma ordinata e pulita. Un unico grande tavolone in legno e alcuni gruppi di lastre granitiche ti accendono la voglia di fuoco più che l’adrenalina per la scalata, ma per ora appoggiamo sulle panche solo gli zaini e ci infiliamo l’imbrago.

Sergio l’Africano oggi veste il ruolo di Master Chef. Non ha voglia di scalare e noi gli saremo grati quando alle due scenderemo dal sentiero affamati e troveremo spiedini caldi e patate al cartoccio invece delle solite barrette energetiche al gusto di cartone.

Verso le 11 attacco la via dei Jaluc. Sono in cordata con Davide ed Elisa e sono felice. Ricky l’Astronauta, il Centauro e Ric si preparano invece per la via di fianco alla nostra, “Golem”, aperta proprio in questi giorni da Ric e decisamente più impegnativa. Io amo scalare da prima di cordata e oggi Dave mi cede volentieri i suoi rinvii.

L1: 5c Tiro non banale per essere il primo, cioè a muscoli freddi e mente a pieno regime. La fisicità richiesta nel primo tratta ti permette di scaldarti subito se il grado è al tuo limite. Lascio un paio di fettucce per gli amici.

L2: 5b Il tiro più facile della via. Impossibile perdersi, gli spit luccicano al sole e la lunghezza dei tiri (meno di 30 metri ciascuno) non permette di zigzagare lungo la parete. Sono in sosta. Dopo il barcaiolo, mi sfilo le scarpette e recupero la squadra. Guardo con orgoglio il mio smalto fucsia che non ha una sbavatura nonostante le scarpe strette e il piede nudo. Mai perdere la propria femminilità! Vedo Sergio seguire con cura il nostro cibo e saluto Ricky l’Astronauta mentre scatta una foto.

L3: 6a tettino e traverso. Finchè Davide non mi passa i rinvii, riesco a non accogermi di una ragnatela proprio alla partenza del tiro chiave della via. In mezzo a quel lavoro di ingegneria c’è anche il padrone di casa: un ragno grigio e panzuto si mimetizza perfettamente con i colori dello gneiss della parete. Sono aracnofobica. Sono anche migliorata rispetto a qualche anno fa, ma i ragni mi disturbano sempre. Arrampicando capita sovente di incontrare qualcuno più bravo di te sul verticale… Quando mi convinco a non pensarci, la brezza che ci accompagna da inizio giornata decide invece di far dondolare la ragnatela proprio nella mia direzione: dimostrazioni delle leggi di Murphy anche sull'”estremo”. Elisa mi conforta raccontandomi che il ragno si è appena spostato nella direzione opposta alla mia. Una volta sistemati due rinvii dalla sosta e superato con soddisfazione il passaggio difficile, mi chiedo dove sia quel ragno.

L4: 5b quarto tiro. Semplice ma spittato lungo e quindi decido di procedere con calma, tanto è pure l’ultimo. Non trovo subito la catena (a destra dall’ultimo spit) e decido di far sosta sul primo albero comodo a due passi dal sentiero di rientro. Mentre recupero la cordata vedo Ric&Ric venirci incontro. Davide ed Elisa mi raggiungono col sorriso. Ancora un paio di foto e poi scendiamo comodamente lungo il sentiero segnato e attrezzato con catene e scalini per il primo tratto.

Oggi inauguriamo e festeggiamo con champagne la via di Ric “Golem” (6b+, 6b, 5b), che poco fa ha finito di chiodarla aggiungendo gli ultimi due spit. Me ne ha proposto un assaggio dopo pranzo. Le soglie di allerta e adrenalina ormai si sono abbassate. Si è conclusa anche la fase Mangia e Bevi. Ora siamo in relax e noi donne ci chiudiamo nell’angolo dello spettegolezzo mentre gli uomini azzardano i primi due tiri della “Via dei 7 Ponti” (5c, 6b, 7a) anche questa aperta da Ric e socio. Il popolo italiano è allegro e goloso e riesce a parlare di cibo anche mentre mangia. I climber hanno appena finito una via che già pregustano il prossimo progetto. Entusiasti e appassionati per noi, fanatici e monotematici per gli altri. Il mondo Montagna è così vasto e affascinante che riesce difficile uscirne una volta entrati. Ho fatto il pieno di energia per la settimana e per ora sono pronta a tornare a casa.

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