Indoor

zainoE’ ricominciata la stagione. A settembre sembra ripartire tutto con l’entusiasmo dei buoni propositi. Siamo rilassati e riposati e magari ancora abbronzati. A ottobre ci si accorge che poco o nulla è cambiato e il vortice dei cinque giorni più due manda in letargo anche i sogni, soprattutto se quei due ti cristallizzano sul divano con pioggia, buio e freddo.

Lunedì, mentre stiravo il mio top verde smeraldo, mi venivano i brividi. In una settimana sono passata dalle gambe nude e magliette sbracciate a cappottino di velluto, leggings e stivaletti scamosciati. In tangenziale vedo volti riflessi attraverso i finestrini chiusi che hanno perso il colore e l’energia dell’estate: sono già grigi e incazzati. Ogni mattina l’incognita dei 30 km che mi aspettano mi fa pensare, il lunedì sul weekend appena trascorso, dal martedì in avanti su uno nuovo piccolo progetto per il weekend alle porte, mentre il Monviso è sempre lì, immobile, dioscuro dei naviganti in questo fiume di asfalto.

Ieri sera è ricominciata la mia stagione: autunno indoor. Palestra S.A.S.P. in corso Tazzoli. Ore 19. Il mio guru mi aspetta. Questa volta sono sola ma sempre più motivata visti i risultati raggiunti con il corso precedente. Il primo test per rinfrescare la “terminologia tecnica” è un fallimento totale. Mostrami la progressione fondamentale senza bilanciamento, con bilanciamento, ma dove vai? stai facendo cerniera… e il triangolo? Pliès su una presa. Finisco appesa a strangolarmi con le mie stesse mani e scoppio a ridere. Però la camminata egiziana sembro averla dimenticata!

Lezione sul bilanciamento, evidente e marcato sullo strapiombo. Mancano sette minuti. Solo?!?!? Peccato. Finisco al settore 8 su un 6a per restarci ancora una mezz’oretta in compagnia della magnesite e dei miei nuovi obiettivi.

Sono contenta di scoprirmi finalmente costante in qualcosa che non sia solo dettato dall’entusiasmo della novità di cui il mio animo si ubriaca. Sono contenta di fermarmi di nuovo a guardare la naturalezza con cui Marco si sposta da una presa all’altra mentre mi descrive i suoi movimenti. Sembra tutto così semplice ed efficace, ma so già che quando toccherà a me sembrerò uno di quei robottini a cui stanno per scaricarsi le pile. Sono contenta perché il mio nuovo progetto indoor sarà avvicinarmi il più possibile a quell’eleganza e a quell’equilibrio, leggera nel corpo e nello spirito.

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