Oggi sarò la tua regina!

In vetta.

In vetta.

Cresta Est del Monviso (Pian del Re – Crissolo – CUNEO).
Difficoltà: AD (discesa dalla Sud PD)
Dislivello: 2000 mt (quota partenza: 2020 mt)
Tempo di percorrenza: 6-7 ore (altrettante per scendere al rifugio)

Venerdì sera. Non riesco a prendere sonno. Ho letto che è normale per un alpinista la notte prima dell’avventura. Sono avvolta da pensieri torbidi. Il buio rende ancora più spessa la paura. Lacrimoni silenziosi scivolano sul cuscino. Cerco di soffocare i singhiozzi e mi manca l’aria. La confortevole sicurezza del Quintino Sella non mi aiuta. Sento la Sua presenza come un mucchio di coperte pesanti sul mio corpo. All’imbrunire il Suo profilo è ancora più severo. Cerco di leggere quella linea della cresta che al momento mi inquieta così tanto per cercare una familiarità che non trovo. E’ immobile. Mi ricorda mio padre, seduto sulla sua poltrona di pelle scura, con la sua espressione inflessibile ed esigente, pronto a porgermi il suo cocktail letale, un mix di giudizio intollerante e preoccupazione genitoriale: “Tu non sei una buona madre”… E’ un veleno che se non ti uccide ti si ripropone come i cetrioli crudi senza la buccia.

Maledetta cappella di fronte al rifugio! Maledetta curiosità nel voler leggere il destino di quei volti appesi all’interno, sorridenti e ignari: “Caduto sulla Sud”, “Caduto sulla Est”… Sud… Est.. Est.. Est… “Amava la montagna”… Mentre annaspo nel mio vortice di sensi di colpa e paure, sento una voce: “Non sei obbligata se non te la senti. Non devi dimostrare niente a nessuno. Siamo qui per divertirci. Domani possiamo fare una bella passeggiata e tornare a casa.” No. Infatti, non me la sento, ma non ho il coraggio di ammetterlo e nemmeno di pensarlo. Forse non sono preparata fisicamente come richiede la via. Gulliver scrive “molto l’impegno fisico”. Forse non ci sono tanto con la testa. Forse mi iscriverò ad un corso di pilates a settembre… Sfinita mi addormento pensando che forse certe decisioni vanno prese la mattina.

Ore 4.30. Mi lavo la faccia con l’acqua gelida svegliandomi definitivamente dagli incubi notturni. La sera prima la rifugista ci ha lasciato sul tavolo fette biscottate, marmellate, cioccolata e un thermos di tè caldo. Non si sarebbe alzata per due cordate. Ho pensato che se facessi quel mestiere mi sarei messa la sveglia, per un saluto cordiale agli alpinisti che di sicuro un minimo di fermento pre-scalata ce l’hanno, due parole gentili con un sorriso calmo e rassicurante senza disturbare l’inizio di quella concentrazione che sarebbe durata molte ore a venire.

Ore 6.00. Siamo all’attacco della via dopo circa 45 minuti di morena detritica, una sottile lingua di neve con picozza e ramponi. Ho il fiatone. Finalmente l’alba. La montagna appare più accogliente. La cresta, infinita… Saliamo i primi metri piazzando un paio di friend giusto per sicurezza, giusto perché per il primo tiro di riscaldamento. Superato il primo bollo giallo proseguiamo in conserva. Siamo tutti entusiasti della splendida giornata. Sergio l'”Africano” e Davide sono in squadra. Ci fermiamo di tanto in tanto per riprendere fiato per poi rimanerne senza pochi istanti dopo, alla vista del panorama di fronte a noi, mentre Davide documenta questa nostra avventura come un vero reporter (avrò il piacere immenso di ricevere le sue foto, che pubblico qui insieme alle poche mie).

L’altitudine e la fatica si fanno sentire, ma la voglia di arrivare in cima è superiore a qualsiasi forma di stanchezza. “Lu, vai avanti tu adesso”. Intravedo la croce e l’emozione prende il sopravvento. Ore 13.15: sono in vetta! Il Re è alto 3841 metri e oggi io sono la sua Regina. La mia gioia è infinita.

Non ho nemmeno fame, ma rifocillarsi è d’obbligo. La discesa dalla Sud, la cosiddetta “Normale”, è eterna. Ci rilassiamo quando raggiungiamo il Passo delle Sagnette: una ferrata ci fa scendere fino ai prati e al gentil sentiero che ci porta al rifugio. Pausa birra e brindisi intorno alle 20.00. Mi lascio trasportare dagli aneddoti di Sergio che ha ancora l’entusiasmo per raccontare. Non mi accorgo di quanto sono lenta eppure mi sembra di correre in discesa. Quante salamandre nere a quest’ora! Di giorno gli escursionisti fanno a gara per vedere una di queste rare specie autoctone. Ora devo fare attenzione a non pestarle… Confesso di essere un po’ stufa di tutta questa ciaplera. Ho fame, sete e sono stanca. Ho voglia di spiaggia e mare. Basta montagna per almeno un mese! Alle 22.45 siamo alle macchine. Mi levo gli scarponi e infili le infradito. I piedi urlano. Sergio mi porge la sua immancabile gazzosa. Abbraccio Sergio e Davide con meno intensità di stamattina anche se da stasera mi sento ancora un po’ più legata a loro. Quando si condividono certe esperienze il legame di amicizia che si stringe è profondo, la fiducia è il collante.

Il giorno dopo mi accorgo di avere le caviglie gonfie e i quadricipiti doloranti… Non credo tornerò sul Viso. Oggi sono felice e soddisfatta. Rimanderò le lezioni di pilates al prossimo anno. Rivivo i due giorni intensi appena passati… “Andiamo sul Dente la prossima settimana?”

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